Cure e rimedi naturali

mercoledì 15 febbraio 2012

Le qualità della Pappa Reale

Insieme a miele, polline, propoli e cera, la pappa reale è uno dei cinque prodotti dell'alveare. È una sostanza dalla consistenza gelatinosa, bianca, dall'odore pungente e dal sapore lievemente acido. È composta da vari elementi: acqua (65%), proteine (12%), glucidi (15%), lipidi (5%) e altre sostanze.
Viene utilizzata per nutrire sia le larve durante i primi due giorni di vita, sia l'ape regina per tutta la sua vita. Infatti è nutrizionalmente molto ricca di proprietà, oggi comprovate da studi scientifici e sfruttate dalla nutriterapia per il benessere e la salute dell'uomo. Fino al 17° secolo queste virtù sono state ignorate: solo nel tardo 700 viene coniato il termine gelatina reale e osservato il suo utilizzo in campo nutrizionale e medico. La pappa reale:
-contrasta l'invecchiamento generale e soprattutto della pelle
-svolge un'attività disintossicante
-stimola le energie
-ottimizza la resistenza dell'organismo
-favorisce la ripresa dell'appetito
-alza la soglia di percezione del dolore
-potenzia le difese immunitarie.
È utile quindi nei casi di astenia, affaticamento fisico e mentale, dimagrimento. In particolare è stata registrata l'utilità nei bambini in età scolare e negli anziani che necessitano di un'azione corroborante e ricostituente, specialmente in situazioni di cambio di stagione e/o di convalescenza. La quantità giornaliera è di circa un grammo per adulti e adolescenti e mezzo grammo per i bambini. Va consumata di preferenza al mattino a digiuno, prima di colazione. Si fanno due o tre cicli di un mese all'anno.
Qualche consiglio per la corretta assunzione e conservazione. Essendo il suo pH compreso tra 3,7 e 5, un'assunzione troppo rapida comporta una forte degradazione dei suoi principi attivi, per l'azione dei fermenti digestivi gastrici. Per questo motivo si consiglia di tenerla sotto la lingua e deglutirla lentamente. Il mantenimento in frigorifero e al riparo da aria e luce, inoltre, è fondamentale. http://salute.it.msn.com/benessere/pappa-reale-per-un-inverno-in-forze

sabato 11 febbraio 2012

Fuchsia, un’essenza floreale californiana per le persone nervose e ipersensibili

Fuchsia Blooms

Con i loro splendidi boccioli a campanula di colore rosso-violetto, i fiori della fucsia sembrano  davvero il simbolo della “leggerezza” e della gioia di vivere. Con queste corolle si prepara Fuchsia, un’essenza floreale californiana utile alle persone spesso nervose, ipersensibili, che tendono a nascondere i loro sentimenti e a “somatizzarli” sul corpo con disturbi psicosomatici ricorrenti. Irregolarità del ciclo mestruale, dermatiti, gastriti, coliti o emicranie da preoccupazioni sono i malanni più frequenti, ma questi soggetti vanno anche incontro a esplosioni di emotività o “accessi” di pianto. L’essenza di Fuchsia svolge un’azione rasserenante, e trasmette una piacevole sensazione di leggerezza. Il rimedio aiuta anche chi fa fatica a rilassarsi durante il sonno e tende a digrignare i denti. Fuchsia si rivela un rimedio particolarmente utile per controllar e alcuni disturbi della menopausa, come gli sbalzi di umore, la facilità al pianto, la cefalea e le vampate.

Preparazione

Versa 4 gocce di Fuchsia in una boccetta con contagocce da 30 ml, aggiungi 2 cucchiaini di brandy e riempi con acqua minerale naturale. Assumi 4 gocce della diluizione 4 volte al giorno, lontano dai pasti, per almeno 3 settimane.

Previene il “mal di scuola”

Certi bimbi hanno le “lacrime in tasca”. Basta un’osservazione, uno spavento, un rumore forte o qualche avversità per farli cadere in un pianto dirotto. Preoccupati dagli insuccessi scolastici, vanno spesso soggetti a disturbi intestinali, mal di pancia, nausea e vomito, specie in occasione di interrogazioni o esami. Fuchsia aiuta questi bimbi ipersensibili a diminuire la loro emotività e attenua la sintomatologia gastrointestinale.

Come fare: il dosaggio e la modalità di preparazione di Fuchsia sono le stesse che per gli adulti (4 gocce 4 volte al giorno), ma per i bambini può essere più comodo diluire le gocce in un bicchiere d’acqua o succo.http://www.riza.it/benessere/fiori-di-bach-e-floriterapia/3041/fuchsia-risolve-nausea-e-cefalea.html

domenica 5 febbraio 2012

Piante medicinali

La notizia che viene dall’Australia (Università di Adelaide) in questi giorni rischia di far esplodere la vecchia polemica sui metodi curativi delle medicine tradizionale e alternativa. Lo studio australiano ha infatti dimostrato come molte persone malate di cancro stiano gradualmente abbandonando la medicina tradizionale per curarsi con l’omeopatia, con la meditazione Yoga e con le piante medicinali.

E’ sempre un rischio enorme abbandonare le cure tradizionali per quelle naturali, anche se integrare le due medicine non è una cattiva scelta. La medicina tradizionale infatti riconosce e avalla i benefici di quella alternativa, purché essa non si sostituisca completamente alla prima. Insomma, la natura aiuta e integra, ma non guarisce completamente.

Lo spiega bene anche il professor Miller, dell’Orto Botanico di New York che ha studiato le piante medicinali per oltre 15 anni. Le piante, dalle cui proprietà di base vengono creati anche molti medicinali chimici, sono ancora tutte da scoprire … nel vero senso della parola. Ci sarebbero, secondo Miller, più di 500 proprietà curative delle piante che ancora non sono state individuate né applicate, e questo perché al mondo esistono circa 300.000 specie vegetali di cui soltanto 2.000 sono state usate, finora, per la scienza medica. L’incredibile vastità di questo panorama naturale potrebbe aprire ancora centinaia di strade nuove sia per la ricerca in generale che per le cure da applicare, anche a malattie gravi come il cancro. Il professor Miller si augura quindi una maggior attenzione all’ambiente: “Smettiamo di tagliare via foreste e cominciamo invece a studiare seriamente le piante di tutto il mondo!”

http://benessere.guidone.it/2011/12/16/natura-e-salute-quando-le-piante-curano/

sabato 4 febbraio 2012

I massaggi riducono l’infiammazione ai muscoli

Il massaggio usato come terapia attenua i dolori muscolari utilizzando gli stessi meccanismi biologici dei trattamenti tradizionali, riduce l'infiammazione e, in più, favorisce la crescita di nuovi mitocondri nel muscolo. Lo indica uno studio canadese della McMaster University (Ontario), pubblicato on line su Science Translational Medicine.

Gli scienziati hanno analizzato, attraverso la biopsia, i quadricipidi di 11 uomini, in buona salute, sottoposti ad un allenamento intenso con la cyclette. Su una delle gambe di ciascun volontario è stato praticato il massaggio che si è dimostrato, dalle successive analisi del muscolo, in grado di contrastare l'infiammazione. La capacità della manipolazione di attenuare il dolore è nota da tempo ma ora, spiegano gli scienziati canadesi, si cominciano a conoscere le basi molecolari di questo effetto.

I dati dello studio indicano che 10 minuti di trattamento sono sufficienti ad attivare i recettori biochimici che inviano le i segnali alle cellule muscolari per controllare l'infiammazione. La manipolazione accelera il recupero dei muscoli danneggiati e la guarigione delle persone con disturbi muscoloscheletrici. I ricercatori hanno anche stabilito, però, che il massaggio non aiuta a eliminare l'acido lattico nei muscoli affaticati.

http://lifestyle.tiscali.it/salute/feeds/12/02/02/t_16_ADN20120202130603.html?news

giovedì 2 febbraio 2012

Il miele cura le infezioni

Ci sono ferite o lesioni della pelle che guariscono in fretta; altre che fanno fatica o che non riescono proprio a guarire. In questo casi spesso si ricorre agli antibiotici che, tuttavia, non sono esenti da effetti indesiderati come, per esempio, la resistenza.
Poter dunque contare su un rimedio che possa essere efficace e al tempo privo di effetti collaterali potrebbe di certo essere la soluzione migliore. E, a quanto sembra, questa soluzione potrebbe trovarsi in un prodotto naturale come il miele – quello di Manuka, per la precisione.
Ad aver sperimentato l’efficacia di questo miele nel trattare lo Streptococcus pyogenes – un batterio che si trova normalmente nella pelle normale, il quale è però spesso associato alle lesioni croniche, che non guariscono – sono stati i ricercatori della Cardiff Metropolitan University (Uk) che hanno scoperto come il miele di Manuka fosse in grado di distruggere il biofilm creato dai batteri.
Il biofilm che si forma a seguito dell’aggregazione da parte dei batteri che infettano le ferite è il principale ostacolo alla guarigione poiché forma una barriera in grado di ostacolare l’azione dei farmaci, trasformando la lesione cutanea in una infezione cronica. Riuscrire dunque a disgregare questo biofilm è il primo passo per poter curare la lesione o ferita.
Il miele di Manuka si è così dimostrato attivo nel distruggere questa barriera anche quando del tutto formata e, in più, ha impedito ai batteri di iniziare a legarsi ai costruenti del tessuto della ferita.
Da tempo sono riconosciute le proprietà antibatteriche di questo tipo di miele che viene prodotto dalle api che raccolgono il nettare dalle piante dell’albero di Manuka che cresce spontaneo in Nuova Zelanda e Australia. Si ritiene sia attivo contro oltre 80 specie di batteri, sebbene gli scienziati abbiano ancora del tutto compreso il suo meccanismo di azione. Qualcosa in più tuttavia ora si sa, e questo grazie alla dottoressa Sarah Maddocks, che ha coordinato questo nuovo studio, i cui risultati sono stati pubblicati su Microbiology.
«Le molecole sulla superficie dei batteri si attaccano alla fibronectina umana, ancorando i batteri alla cella. In questo modo l’infezione avanza e il biofilm si sviluppa – spiega Maddocks – Abbiamo scoperto che il miele ha ridotto l’espressione di queste proteine di superficie dei batteri, inibendo il legame alla fibronectina umana, rendendo meno probabile la formazione del biofilm. Si tratta di un meccanismo realizzabile mediante il quale il miele di manuka minimizza l'avvio di infezioni della ferita acuta e anche l’instaurarsi di infezioni croniche».
I risultati incoraggianti hanno fatto sì che i ricercatori puntassero l’attenzione anche al trattamento dell’infezione causata da altri tipi di batteri come lo Pseudomonas aeruginosa e lo Staphylococcus aureus meticillina-resistente (MRSA). Se anche questi test confermeranno l’attività antimicrobica del miele, si aprono nuove prospettive nella cura in modo naturale delle lesioni e ferite, sia acute che croniche.

http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/salute/articolo/lstp/440826/

Rimedi naturali per curare il raffreddore

Naso chiuso, catarro, occhi che lacrimano, stanchezza e difficoltà a respirare. Chi non riconosce i sintomi del raffreddore?

Per guarire ci vuole, in media, una settimana e non esiste una cura vera e propria. Nell’attesa qualche rimedio casalingo potrà aiutare a mantenere un atteggiamento positivo rafforzando le difese immunitarie: è noto, infatti, che la depressione indebolisce e allontana la guarigione.

Bere molti liquidi: i liquidi aiutano a espellere i muchi e a combattere la disidratazione ed è bene evitare alcolici che, viceversa, possono causare disidratazione. L’ideale è una tazza di tè al quale si possono aggiungere erbe e spezie aromatiche che hanno riconosciute proprietà antivirali come lo zenzero, l’achillea, la menta, il timo, la melissa, l'erba gatta, l'aglio, la cipolla o la senape.

Riposare e stare al caldo: il riposo aiuta a sentirsi meglio ed evita ulteriori contagi.

Utilizzare un vaporizzatore: il vapore scioglie il muco e aiuta a respirare meglio. Lo stesso effetto si ottiene con un asciugamano attorno alla testa mentre si respira il vapore che sprigiona una pentola di acqua bollente. Una buona abitudine in casa è l’umidificatore che rende l’aria umida e aiuta a mantenere umido anche il tessuto nasale, rendendolo più difficilmente attaccabile dai virus.

Smettere di fumare: i fumatori guariscono dopo, anzi fumando quando sono raffreddati rischiano addirittura ulteriori complicazioni polmonari. E’ dimostrato che oltre ad irritare la gola e bronchi, il fumo danneggia il sistema immunitario.

Brodo di pollo: sull’onda della tradizione familiare, il brodo di pollo è di facile assorbimento e si può considerare l’alimento ideale in queste occasioni. In realtà ha vere proprietà terapeutiche, caldo e fumante aiuta a decongestionare le mucose nasali e a fluidificare il muco, in più contiene un aminoacido, la cisteina, che combatte l’eccesso di muco e le infezioni delle prime vie respiratorie.

Miele: un ottimo sciroppo per la tosse si ottiene con ¼ di una tazza di miele e un ¼ di aceto di mele. Conservato in un barattolo a chiusura ermetica da agitare prima dell’uso, di questo sciroppo sarà sufficiente un cucchiaio ogni 4 ore.

Sale: è dimostrato che il sale può ridurre in maniera significativa l’infiammazione e il gonfiore del naso. Utilissimo lo spray con acqua e sale (1/4 di cucchiaino in un bicchiere d’acqua) da spruzzare più volte in ogni narice 5-6 volte al giorno. Anche i gargarismi con acqua salata alleviano il mal di gola, il sale infatti è un astringente e riduce l’infiammazione.

Olio di sesamo e peperoni: per evitare la secchezza delle mucose nasali l’olio di sesamo si è rivelato particolarmente indicato, da strofinare quindi all’interno delle narici ma mai da inalare; i peperoni contengono capsaicina, una sostanza capace di alleviare i dolori muscolari e produrre calore. In generale i cibi caldi e speziati riducono il muco e liberano il naso chiuso.

Vitamine e non solo: la vitamina C rafforza il sistema immunitario e, in caso di raffreddore, aiuta a ridurre la durata e la gravità dei sintomi. Attenzione però a non assumere quantità eccessive di vitamina C perché può essere dannoso, sarebbe consigliabile consultare un medico per valutare la dose giusta. Lo zinco in compresse si può assumere per diversi giorni quando comincia l’inverno. Così l’echinacea che, grazie alle sue proprietà immunostimolanti e antinfiammatorie, oltre a essere utile nella prevenzione delle malattie da raffreddamento ne riduce sensibilmente la durata.

http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/malattie-infettive/detail_165529_raffreddore-9-rimedi-naturali-e-casalinghi.aspx?c1=41

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