giovedì 25 gennaio 2018

Omeopatia per aiutare chi soffre di allergie

Siamo sempre più allergici: secondo l'Oms, le persone affette da reazioni allergiche ai pollini sono raddoppiate negli ultimi 30 anni. Gli italiani colpiti da pollinosi sarebbero il 20%.
In Italia la stagione dei pollini comincia di norma nel mese di marzo e si conclude all’inizio di settembre, raggiungendo il suo culmine in maggio e giugno. Tuttavia, il ciclo di vita delle piante sta subendo importanti variazioni, e i casi di pollinosi, prima circoscritti al periodo primaverile, oggi si presentano sovente da gennaio a ottobre.
«Ogni persona merita una valutazione individualizzata che consideri il profilo allergenico correlato alla stagione dei pollini e la valutazione delle condizioni generali - spiega il dottor Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico, esperto di omeopatia e terapie naturali - Tuttavia la terapia omeopatica, da sola o associata ai farmaci tradizionali, può rappresentare un valido aiuto sia in fase preventiva che curativa».
I vantaggi sono l’assenza di effetti collaterali e la possibilità di modulare la terapia in base alla sintomatologia. Inoltre i medicinali omeopatici possono essere assunti a tutte le età, non provocano sonnolenza o disturbi dell’attenzione e possono essere assunti per lunghi periodi e più volte al giorno.
La cura preventiva va iniziata almeno due mesi prima del previsto periodo dell'impollinazione. Andranno assunte diluizioni omeopatiche del polline a cui il soggetto risulta allergico (5 granuli al dì in diluizione 9 CH).
«Se il soggetto è allergico ai pollini di più piante, un’ottima soluzione è Pollensì (di Boiron), la cui composizione contiene pollini (Gramigna, Erba mazzolina, Nocciolo, Betulla bianca, Parietaria, Artemisia, Ambrosia) diluiti alla 30 CH; si assume circa un paio di mesi prima della pollinazione nella posologia di 5 granuli, 1-2 volte a settimana».
«Alla comparsa dei primi sintomi, suggerisco di assumere 5 granuli di Sinalia (sempre Boiron), fino a 6 volte al giorno se necessario. Contiene sei medicinali omeopatici selezionati per la loro azione sintomatica: Allium cepa (5 CH), Ambrosia artemisiaefolia (5 CH), Euphrasia officinalis (5 CH), Histaminum muriaticum (9 CH), Sabadilla officinarum (5 CH) e  Solidago virga aurea (5 CH)».
Per la rinorrea esistono diversi medicinali omeopatici specifici; si parte con un’assunzione frequente (anche ogni ora) e si riduce la frequenza in base al miglioramento. In caso di rinorrea non irritante può essere utile assumere 5 granuli ogni ora di Sabadilla 9 CH.
«Per la rinorrea chiara ritengo indicato assumere 5 granuli ogni ora di Kalium iodatum 9 CH, mentre in caso di rinorrea bruciante si possono assumere 5 granuli ogni ora di Allium cepa 9 CH. Per il naso chiuso uno dei medicinali più indicati è Sticta pulmonaria 9 CH, da assumere ogni sera.
In caso di starnuti frequenti, è indicata Nux Vomica 9 CH, 5 granuli ogni ora, eventualmente associata a Histaminum 9 CH, allo stesso dosaggio. Per il naso colante con bruciore e starnuti, consiglio Allium Cepa 5 CH e Arsenicum Album 9 CH qualora sia presente una forte infiammazione nasale».
Per alleviare l’irritazione nasale sono utili pomate a base di Calendula officinalis, Benzoe, Phytolacca decandra, Bryonia e Acidum boricum, da applicare mattino e sera. Se alla rinite si associa anche una congiuntivite (lacrimazione, gonfiore, prurito, bruciore e rossore agli occhi), consiglio un collirio a base di Euphrasia officinalis e Chamomilla vulgaris (due gocce quattro volte al dì).
Nella fase acuta, il medicinale omeopatico viene scelto in base ai sintomi: va cioè ricercato il medicinale che ha una patogenesi più simile alle manifestazioni cliniche acute e dovrà essere prescritto seguendo l’andamento della patologia. Il malato ne assumerà 5 granuli in diluizione 9 CH in diversi momenti della giornata e tutte le volte che avvertirà un peggioramento dei sintomi, diradandone l’assunzione con il miglioramento.
http://www.sanihelp.it/news/14574/omeopatia-batte-allergia/1.html



Esami per la funzionalità tiroidea

- Globuline leganti tiroxina
Le globuline leganti la tiroxina sono le principali proteine che trasportano gli ormoni tiroidei. Questi ormoni sono presenti normalmente in due forme: una libera, biologicamente attiva, e una porzione legata a proteine. Questo test permette l'indentificazione delle cause che provocano disfunzioni della ghindola. La diagnosi differenziale permette di distinguere disturbi veri della tiroide da quelli causati da livelli alterati di TBG.
- Immunoglobuline stimolanti la tiroide
Le immunoglobuline stimolti la tiroide sono autoanticorpi che simulano l'azione del TSH, l'ormone che stimola la tiroide a produrre gli ormoni, legandosi al suo recettore.
La funzione principale di questo test è la conferma della diagnosi di malattia di Graves, poiché molto spesso correla con valori di TSI elevati.

- Indice di tiroxina libera
Questa valutazione consiste in un calcolo matematico che ha lo scopo di stimare la quantità di tiroxina libera.
Il punto di partenza sono i test di uptake degli ormoni T3 e T4. Ha il vantaggio, rispetto al solo T4, di non essere influenzato dai livelli di estrogeni, anche se non è affidabile come la sua misurazione diretta.
La formula per il calcolo è la seguente:
FTI = (T4 totale x % di uptake T3)/100

- Ormone tireostimolante
Esiste un asse di regolazione della secrezione degli ormoni tiroidei: a monte vi è l'ipotalamo che secerne TRH, un ormone che stimola l'ipofisi anteriore a rilasciare TSH, nel momento in cui il livello circolante di T3 e T4 diminuisce.
Il THS stimola la tiroide a secernere i suoi ormoni. Nel momento in cui i livelli ritronano normali, agisce un meccanismo a feedback che inibisce l'ipofisi. I livveli di TSH hanno un ritmo circadiano, con picchi durante la sera e livelli minimi in tarda mattinata.
Questo test è utile per la diagnosi differenziale di ipotiroidimo primario e secondario. Il primario riguarda la tiroide stessa, mentre quello secondario evidenzia problemi relativi all'ipofisi.

- Test dell'uptake della triiodotironina
Viene effettuata una misurazione indiretta della proteina legante tiroxina libera (TBG), per mezzo della quantità di TBG presenta e della quantità di T4 legata.
Ad un campione di sangue del paziente, viene aggiunto T3 radioattivo con quantità nota e una resina. Il T3 satura la TBG, legandosi ad essa, e in seguito si lega alla resina.
Il test valuta la percentuale di T3 che si è legato alla resina, poiché libero.
È un valore inversamente proporzionale alla percentuale di saturazione della TBG.
Maggiore è l'uptake di T3, meno TBG disponibile si ha; ciò potrebbe essere causato da ipotiroidismo.

- Tireoglobulina
La tireoglobulina è una glicoproteina prodotta dalle cellule della tiroide normali e da quelle papillari e follicolari del tumore tiroideo. Ha un ruolo importante nella sintesi degli ormoni tiroidei T3 e T4.
Questo esame viene utilizzato per monitorare pazienti sottoposti a cure per il cancro della tiroide e controllo della recidiva in caso di resezione della ghiandola in toto.
Può essere anche prescritto a pazienti che presentano sintomatologia dell'ipertiroidismo e ipertrofia dell'ipofisi.
- Tiroxina libera
L'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide induce quest'ultima a secernere gli ormoni tiroidei, di cui il T4 è il più abbondante.
È presente in due forme: una legata a proteine plasmatiche e una libera, meno dell' 0,05%, la parte biologicamente attiva.
Viene usato per verificare le diagnosi di ipertiroidismo e ipotiroidismo con livelli normali di TBG.

- Tiroxina totale
L'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide induce quest'ultima a secernere gli ormoni tiroidei, di cui il T4 è il più abbondante.
È presente in due forme: una legata a proteine plasmatiche e una libera, meno dell' 0,05%, la parte biologicamente attiva.
Quest'esame valuta entrambi i tipi di T4.
Viene associato all'esame per la tiroxina libera e alla valutazione dei livelli di TSH nei sospetti di ipo- e ipertiroidismo.
Viene inoltre usato anche per il monitoraggio delle terapie farmacologiche di queste patologie.

- Triiodotironina libera
L'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide induce quest'ultima a secernere gli ormoni tiroidei, di cui il T4 è il più abbondante.
Le cellule dell'organismo convertono il T4 in T3, biologicamente più attivo.
Quest'ultimo è presente in due forme: una legata a proteine plasmatiche e una libera, meno dell' 1%, non influenzata dalle situazioni che possono aumentare i livelli di proteine plasmatiche.
Quest'esame viene effettuato in pazienti che presentano valori di TSH e T4 alterati, con sintomi di ipertiroidismo o per il monitoraggio di un trattamento.

- Triiodotironina totale

L'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide induce quest'ultima a secernere gli ormoni tiroidei, di cui il T4 è il più abbondante.
Le cellule dell'organismo convertono il T4 in T3, biologicamente più attivo.
Quest'ultimo è presente in due forme: una legata a proteine plasmatiche e una libera, meno dell' 1%.
Questa valutazione è soggetta ad alterazione da parte delle proteine plasmatiche, come nei casi di gravidanza o epatopatia.
Quest'esame viene prescritto a pazienti con sintomi di ipertiroidismo, con valori di T3 normali o limite; viene usato anche per il monitoraggio di terapie per tale patologia.

- Uptake dello iodio radioattivo
Quest'esame valuta la funzione della tiroide in funzione della captazione di iodio radioattivo (123I o 131I) accumulato nelle 6 e nelle 24 ore dopo la somministrazione della sostanza.
La quantità viene rilevata per mezzo di uno scanner, che la confronta con la la radioattività iniziale, dando la reale percentuale di captazione.
Viene usato per la diagnosi di ipertiroidismo e, più raramente, per quella di ipotiroidismo. Viene sempre associato agli esami ematici di T3, T4 e TSH.






Come prevenire e curare i geloni


La comparsa di geloni è uno tra i disturbi più diffusi con l'arrivo dell'inverno e delle basse temperature. I geloni si presentano come macchie cutanee arrossate, a volte screpolate, e dolenti al tatto. Interessano abitualmente quelle aree del corpo che sono più esposte agli effetti del freddo e in cui la microcircolazione risulta più difficoltosa: piedi, mani, orecchie, ginocchia e gomiti.

Come prevenire i geloni
Per prevenire i geloni, occorre innanzitutto indossare abiti capaci di proteggere il corpo e la pelle da umidità e basse temperature. Oltre alla lana, molto utili sono i tessuti in pile o quelli appositamente studiati per il freddo. Per migliorare la circolazione sanguigna, principale responsabile della comparsa dei geloni, è fondamentale svolgere  attività fisica. Dal punto di vista alimentare è, inoltre, consigliabile consumare frutti di bosco, che contengono elevate quantità di flavonoidi, sostanze in grado di mantenere i vasi sanguigni tonici ed elastici, favorendo così il microcircolo.

Come curare i geloni
Tra i rimedi casalinghi molto indicati sono i massaggi con alcool allo scopo di causare una dilatazione dei vasi sanguigni e favorire la circolazione. Applicare creme ricche di flavonoidi e gel di fosfolipidi o di escina per migliorare il microcircolo. Se ci sono lesioni cutanee ad esempio desquamazioni o piccole ulcere, bisogna applicare creme cortisoniche e antibiotiche per migliorare l'irritazione o prevenire le infezioni. Naturalmente bisogna evitare i traumi che potrebbero essere molto pericolosi per la formazione di ulcere profonde lunghe e difficili da guarire.http://it.lifestyle.yahoo.com/blog/professor-di-pietro/soffro-di-geloni-cosa-posso-fare-083858229.html

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